Le conferme scientifiche sul Ginseng

Il Tonico delle cin­que viscere, cioè il Panax ginseng, pianta erbacea della famiglia delle Araliacee, consolida scientificamente il suo utilizzo (soprattutto da parte della Medicina Tra­dizionale Cinese) nel trattamento dell’invec­chiamento nonché delle funzioni cognitive cere­brali.

Diversi studi aveva­no già evidenziato come i componenti del ginseng aumentino l’acetilcolina, neurotrasmettitore nel sistema cerebrale che sovraintende al pensiero e alla memoria.

Le stesse sostanze, inoltre, in­fluenzano anche l’incre­mento della colinacetil­transferasi, enzima coin­volto nella sintesi di ace­tilcolina.

Altro elemento importante è che i com­ponenti del ginseng ini­biscono l’attività dell’acetilcolinesterasi, un enzima che provoca la de­gradazione dell’acetilcolina, sia a livello della corteccia cerebrale che dell’ippocampo. I gin­senoidi del ginseng, infine, hanno posto una seria candidatura allo sviluppo di nuovi farma­ci contro le patologie neurodegenerative.

Prima di entrare nel vivo della discussione rammento che esistono diverse specie di gin­seng e tra queste il Panaz ginseng, il quinque­foliuin e lo japonicus. L’European journal of Neurology (agosto 2008) pubblica una speri­mentazione del Dipartimento di Neurologia del Seoul Medical Center sull’efficacia del ginseng rosso coreano come “coa­diuvante” ai farmaci usa­ti nel trattamento della malattia di Alzheimer.

Per dodici settimane 61 persone (24 uomini e 37 donne), affette dalla ma­lattia, vennero suddivise in tre gruppi. A uno di questi venne sommini­strata una piccola quanti­tà di ginseng rosso (4,5 grammi al giorno), al se­condo gruppo una dose più elevata e al terzo, di controllo, del placebo.

I due gruppi ai quali era stato somministrato gin­seng rosso mostrarono evidenti segni di miglioramento, soprattutto ai dosaggi più elevati; ciò non avveniva nel gruppo di controllo.
Il miglioramento delle finzioni cognitive e delle“performance” delle per­sone venne verificato utilizzando, alla fine del­la sperimentazione, due diversi sistemi di mi­surazione.

Il primo era rappresentato dall’Al­zheimer Disease Assessment Scale (ADAS), cioè la versione coreana del Mini-Mental Sta­tus Examination (K-MMSE), test per la valuta­zione dei disturbi cognitivi.

La seconda meto­dologia di valutazione veniva data dall’utilizzo del Clinical Dementia Rating (CDR) anch’essa rivolta alla esplorazione dei disturbi cognitivi e comportamentali. Appare ovvio sottolineare la necessità di altri e più approfonditi studi.

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giovedì 23 ottobre 2008
Inserito da: Cristiano, 16.45

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