Obesità, il bisturi salvavita?
L 'obesìtà si cura con la chirurgia. E in un futuro non lontano accadrà forse la stessa cosa al diabete non insulino dìpendente. A dimostrano le presenze da ogni parte del mondo e la qualità dei lavori al 3” Congresso deli’Internatìonal Federatiou far the Surgery of obesity and Metabolic Disorder, organizzato a Capri dal professor Luigi Angrisani, neo-eletto presidente nazionale della Società italiana di chirurgia dell’obesità (Sicob).La chirurgia bariatrica si è evoluta a tal punto che attualmente è quella in più rapida espansione. E' in atto una rivoluzione che coinvolge chirurghi e diabetologi.
Intanto è evidente il ruolo “salvavita” della chirurgia che fa guadagnare 15-20 anni al paziente obeso; la riduzione del peso e le modificazioni degli ormoni prodotti a livello intestinale conseguenza del bypass gastrico o della diversione biliopancreatica, i due interventi più importanti, regolarizzano negli obesi diabetici il metabolismo e la glicemia al punto da indurre la remissione del diabete; gli interventi sono targettizzati vale a dire individualizzati al massimo; gran parte delle operazioni si esegue in mininvasiva secondo le teoriche della laparascopia; l’approccio al malato obeso è multidisdplinare così la terapia chirurgica è solo una tappa del percorso di guarigione. «E superato anche il concetto da dieta, intesa come restrizione-privazione, che lascia spazio alla rieducazione alimentare», osserva Gabriele Biccardi, diabetologo all’università “Federico II” di Napoli.
L’obesità è un problema sociale. I dati dell’International Obesity Task Force stimano un miliardo di adulti sovrappeso e 310 milioni gravemente obesi, mentre tra i bambini/adolescenti 16o milioni sarebbero sovrappeso, 40 milioni obesi. L’obesità e le sue complicanze rappresentano un problema economico, basti dire che un obeso diabetico costa annualmente 12oo-18oo euro.
I sistemi sanitari non possono più ignorare la malattia obesità. «Gran parte dei paesi ìndustrializzati fà prevenzione, ha strutture dedicate, il nosno sistema sanitario invece considera ancora
gli obesi pazienti “semplici”», afferma Cristiano Giardiello direttore del Dipartimento di chirurgia Presidio ospedaliero “Santa Maria della Pieta” di Casoria, «in realtà l’intervento non è la fine della storia di un obeso ma l’inizio di un lungo percorso che porta ad un cambiamento profondo della sua vita». la chirurgia bariatrica è una chirurgia maggiore che non scevra da rischi, il successo dell’approccio è legato al supporto multidisciplinare.
«Insomma la chirurgia dell’obesità non è una scorciatoia, inoltre dobbiamo capire meglio determinati meccanismi per allargare come speriamo le indicazioni attualmente limitate agli obesi medio-gravi con altre patologie correlate», afferma Luigi Angrisani direttore U.O.C. di chirurgia generale e laparoscopica al “San Giovanni Bosco” di Napoli. Al Congresso si è parlato molto di riabilitazione, intesa come chirurgia plastica dopo la perdita di peso e chirurgia ortopedica. Nell’ultima giomata di lavori è stato annunciato il Congresso di chirurgia del diabete a New York.
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