Una cura contro i rischi di morte da stress
Pochi eventi sono più tragici della morte improvvisa di un bambino o di un adolescente mentre sta correndo o giocando a pallone con gli amici o per uno stress.Una delle più importanti cause di queste tragedie è una malattia cardiaca di origine genetica chiamata Tachicardia Ventricolare Polimorfa Catecola minergica o CPVIT.
La terapia scelta si basa sui farmaci beta bloccanti che però sono efficaci solo nel 60-70% dei pazienti.
In quelli che continuano ad avere aritmie che producono sincopi o arresto cardiaco l’approccio corrente è quello di mettere un defibrillatore automatico impiantabile (ICD). Purtroppo, nonostante la loro efficacia, nella maggioranza dei casi gli ICD sono associati, specialmente nei giovani, a un alto nurneni di complicazioni con devastanti effetti psicologici.
Infatti, ogni volta che questi ragazzi si sottopongono a qualche modesto sforzo fisico, possono iniziare le aritmie che fanno scattare gli shock del defibrillatore.
Il dolore prodotto dagli shoclc (simile a un caldo di cavallo) e la paura fanno ripartire le aritmie
che indurranno nuovi shock, dando vita così a un terribile circolo vizioso.
La speranza di un importante miglioramento della qualità di vita di questi giovani pazienti arriva
da uno studio italo olandese pubblicato sul New England Journal of Medicine coordinato da Peter
J. Schwartr, direttore della Cattedra di Cardiologia dell’università di Pavia e dell’UnitàCoronarica del Policlinico S. Matteo.
I dati riguardano tre pazienti con gravi forme di CPVT resistenti alla terapia farmacologia e che in uno hanno richiesto l’impianto di lCD.
In tutti questi pazienti è stato eseguito un delicato ma breve (30 minuti) intervento proposto da Schwartz, consistente nel taglio dei più importanti nervi simpatici che sotto stress rilasciano
noradrenalina nel cuore scatenando così le aritmie che possono essere fatali.
Le basi razionali per questo intervento sono state poste dagli esperimenti fatti da Schwartz negli anni ‘7o-‘8o. Dal momento dell’intervento nessuno dei tre pazienti ha più avuto aritmie.
In quelli che continuano ad avere aritmie che producono sincopi o arresto cardiaco l’approccio corrente è quello di mettere un defibrillatore automatico impiantabile (ICD). Purtroppo, nonostante la loro efficacia, nella maggioranza dei casi gli ICD sono associati, specialmente nei giovani, a un alto nurneni di complicazioni con devastanti effetti psicologici.
Infatti, ogni volta che questi ragazzi si sottopongono a qualche modesto sforzo fisico, possono iniziare le aritmie che fanno scattare gli shock del defibrillatore.
Il dolore prodotto dagli shoclc (simile a un caldo di cavallo) e la paura fanno ripartire le aritmie
che indurranno nuovi shock, dando vita così a un terribile circolo vizioso.
La speranza di un importante miglioramento della qualità di vita di questi giovani pazienti arriva
da uno studio italo olandese pubblicato sul New England Journal of Medicine coordinato da Peter
J. Schwartr, direttore della Cattedra di Cardiologia dell’università di Pavia e dell’UnitàCoronarica del Policlinico S. Matteo.
I dati riguardano tre pazienti con gravi forme di CPVT resistenti alla terapia farmacologia e che in uno hanno richiesto l’impianto di lCD.
In tutti questi pazienti è stato eseguito un delicato ma breve (30 minuti) intervento proposto da Schwartz, consistente nel taglio dei più importanti nervi simpatici che sotto stress rilasciano
noradrenalina nel cuore scatenando così le aritmie che possono essere fatali.
Le basi razionali per questo intervento sono state poste dagli esperimenti fatti da Schwartz negli anni ‘7o-‘8o. Dal momento dell’intervento nessuno dei tre pazienti ha più avuto aritmie.
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