Sclerosi multipla: nuove cure precoci
I neurologi americani hanno chiamato a rassegna i colleghi di ogni parte del mondo per presentare novità e prospettive della loro specialità. Dopo un paio di anni poco effervescenti il congresso di quest’anno che si è tenuto a Chicago ha invece rappresentato una buona fonte di novità nel settore delle malattie più temibili, quelle del sistema nervoso centrale, capaci di determinare un lento ma progressivo declino e di determinare uno scadimento sostanziale della qualità di vita. Ha fatto la parte del leone la sclerosi multipla, come racconta Giancarlo Conti, Ordinario di Neurologia al San Raffaele di Milano: «Sono stati presentati i risultati dello studio PreCISe, che ha valutato l’efficacia di un trattamento precoce con il Glatiramer acetato. Risultati molto incoraggianti: trattare entro tre mesi i pazienti che hanno subito un primo attacco di SM nella forma recidivante-remittente permette di ridurre il rischio di sviluppare la malattia conclamata sino al 44% rispetto al placebo. Inoltre permette di allungare l’intervallo di tempo verso la progressione in patologia di 722 giorni, il 115% in più rispetto al placebo. I risultati sono stati così confortanti che lo studio è stato interrotto per motivi etici, in modo da permettere anche ai soggetti a cui veniva somministrato il placebo di usufruire dei vantaggi del farmaco. Lo studio prevedeva un periodo di osservazione di tre anni su 481 pazienti arruolati in un centinaio di centri in tutto il mondo, tra cui Europa, Stati Uniti, Argentina, Israele, Australia e ha confermato l’importanza di un intervento precoce, ai primissimi segni della malattia».
Poi Comi aggiunge che «il trattamento ha permesso una significativa riduzione del numero di lesioni attive viste con la risonanza magnetica, che come è noto è il più affidabile segno nel monitoraggio della malattia».
Va ricordato che la terapia della SM prevede un approccio diverso per i sintomi acuti e il controllo a lungo termine: nel primo caso vengono impiegati derivati del cortisone che controllano i sintomi e ne accelerano la remissione. Il trattamento a lungo termine invece, mira a ridurre la frequenza delle ricadute e a rallentare la progressione della malattia. A questo scopo vengono utilizzati farmaci cosiddetti “inmmunomodulatori” per ridurre l’intensità con cui il sistema immunitario aggredisce la mielina, provocando le lesioni tipiche.
E non mancano le promesse per un futuro che si annuncia molto vicino: risultati incoraggianti anche per il fingolimod, anche noto con la sigla FTY720, giunto in maniera brillante alla fase 2. «I risultati di questo nuovo trattamento che prevede una somministrazione giornaliera orale», spiega Comi, dimostrano che il 68-73% dei pazienti non ha presentato ricadute dopo 3 anni di trattamento e l’89% è risultato libero da lesioni cerebrali attive». Il dossier sul farmaco sarà presentato alle autorità negli Stati Uniti e in Europa prima della fine del 2009. La molecola appartiene ad una nuova classe di farmaci capace di ridurre il numero di linfociti che raggiungono il cervello causando il danno che determina a cascata tutti i sintomi della SM.
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