Linguaggio della pelle

La pelle è il primo strumento di comunicazione dell’essere umano, oltre che il più efficiente mezzo di protezione. Essa rappresenta il tramite nella comunicazione con l’ambiente circostante ed è la principale difesa contro gli innumerevoli attacchi alla incolumità personale che provengono dall’esterno. E’ il primo organo a formarsi ed è anche il più “sensibile”. Basti pensa- re che la superficie della pelle possiede un numero enorme di recettori sensoriali che ricevono gli stimoli di caldo, freddo, tatto, dolore. Si ritiene che ogni centimetro quadrato ne contenga circa 5000. Il numero di fibre sensoriali che partono dalla pelle, entrando nel midollo spinale attraverso i corni posteriori, è superiore al mezzo milione. La pelle è un veicolo di comunicazione tanto efficiente che riflette non soltanto lo stato della nostra salute fisica e mentale, ma addirittura contribuisce a determinarla. Maltrattare l’epidermide provoca sofferenza. Nei primi giorni di vita di un bambino non accarezzare la pelle, o accarezzarla in modo inadeguato, ne impedisce il sano sviluppo fisico e comportamentale con conseguenze più o meno gravi che permarranno anche nell’età adulta. La medicina psicosomatica ha dimostrato la straordinaria sensibilità con cui la pelle reagisce ai disturbi nervosi a livello centrale. Quanto succede nella mente può rivelarsi in svariati modi sulla cute: pensieri angoscianti possono manifestarsi ad esempio attraverso l’orticaria. Anche la psoriasi e molte altre affezioni cutanee possano avere origini psicologiche. L’effetto dell’esperienza tattile sullo sviluppo comportamentale dell’uomo è rilevante. Il tatto è “il senso” del corpo intero. Ma il senso non è soltanto la facoltà, localizzata nei polpastrelli delle dita, di percepire le forme, quanto la sensibilità - quasi il linguaggio - della pelle. L’importanza della funzione recettiva e comunicativa della pelle è evidenziata anche da molte espressioni del linguaggio comune. Si dice di “fregare” il prossimo in modo scorretto e di “lisciarlo” in senso giusto e si parta di entrare in “contatto” con gli altri. Alcune persone devono essere “maneggiate con cura” (“trattate coni guanti”), altre hanno la “pelle dura”, qualcuno ha il “tocco leggero” e qualcun altro può essere “toccato” facilmente, cioè apparire ipersensibile o facile preda dell’ira. C’è chi ha “i nervi a fior di pelle” e ci sono verità che possono essere “toccate con mano”. Un’esperienza profondamente sentita viene definita “toccante” e di certe persone diciamo che sono “piene di tatto” o che “mancano di tatto”.

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giovedì 21 agosto 2008
Inserito da: Cristiano, 13.22

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