Dieta "integrata" con probiotici
ALL’APPARENZA sembrano normali yogurt, dissetanti minidrink, ma osservando l’etichetta ci accorgiamo che buona parte di questi alimenti presenta un “plusvalore” salutistico, con supplementi alimentari vivi di natura microbica o da fitonutrienti, che aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Siamo di fronte a esempi di “functional food”, ossia di alimenti funzionali, veri e propri concentrati di tecnologia, sviluppo, ricerca e impegno economico, che vedono l’alimentazione sconfinare nella salute e viceversa. Le tipologie di prodotto sono variegate, abbiamo infatti probiotici, prebiotici e via discorrendo, ma di certo possiamo affermare che le multinazionali più importanti (Danone, Nestlè, Unilever, Yakult ecc.) stanno investendo in questo settore e lo stesso dicasi per le aziende italiane (Granarolo con il marchio Yomo, Parmalat ecc.). L’Unilever Food and Health Research Institute ha iniziato a studiare gli steroli vegetali già negli anni ‘80. Presso il solo Danone Research - Centro Daniel Capasso di Palaiseau (Francia), dice Frédéric René, membro del Comitato esecutivo, «lavorano 362 scienziati». All’interno del centro vi sono laboratori con strumentazioni all’avanguardia e una “banca batterica” che custodisce un patrimonio di 3500 differenti ceppi di fermenti lattici. Budget totale stanziato da Danone per le piattaforme di ricerca? Circa 220 milioni di euro nel 2008.Ma quali sono gli effetti dei probiotici? Il più documentato è quello della prevenzione e/o tratta-mento della diarrea da Clostridium difficile (dopo trattamento antibiotico), da Rotavirus (nei bambini), da chemioterapici e della diarrea del viaggiatore. Ma secondo Gérard Denariaz, mi-crobiologo e direttore del settore di ricerca sui probiotici del Centro Capasso, i benefici si allargano anche «al trattamento della sindrome da intestino irritabile, alla prevenzione delle infezioni e a un ruolo potenziale dei probiotici nella lotta alle allergie».
E che dire poi dei functional food arricchiti con i fitosteroli? Secondo la comunità scientifica il controllo del colesterolo passa prima di tutta tramite un approccio non farmacologico, fondato sullo stile di vita e sull’alimentazione. In questo contesto è nato il documento “Controllo non farmacologico dei livelli del colesterolo nel sangue”, presentato al VI Congresso Nazionale della SIPREC - Società Italiana per la Prevenzione Cordiovascolare - e coordinato da Nutrition Foundation of Italy. E’ stato confermato che è possibile contribuire al controllo dei livelli di colesterolo nel sangue, oltre che con un’opportuna attività fisica, anche con interventi di natura dietetica. In particolare, «se i livelli di colesterolo eccedono di poco la soglia di 200 mg/dL (o comunque il valore appropriato per il profilo di rischio di una persona), la riduzione della colesterolemia stessa può essere ottenuta con un’alimentazione adeguata», ha spiegato Andrea Poli, direttore scientifico di NFI. «L’integrazione nella dieta di prodotti che contengono fitosteroli potenzia questo effetto, riducendo il colesterolo totale LDL di un ulteriore 10% senza effetti significativi sulla colesterolemia HDL e sulla trigliceridemia».
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