Cineterapia, un buon film al posto del Prozac

Da tempo si studia il collegamento tra il cinema e la scienza della mente.
Già dalle prime pellicole, la follia e il suo rapporto con la società vennero rappresentate sul maxi-schermo in modo distorto, errato e alquanto confuso.
D'altro canto gli specialisti della mente ne hanno considerato i tratti più interessanti, proprio per integrare i loro studi. In questi ultimi anni, si è rafforzato l'intreccio tra cinematografia artistica e psicoanalisi, così è nata la cineterapia.
Il suo scopo è quello di riuscire a curare ogni paziente con un film a lui adatto.
In realtà già nei primi anni '80, in un convegno sulla salute, vennero proposti film di Totò come cura alternativa alla depressione. L'offerta sul mercato dell'epoca dei farmaci antidepressivi non fece prendere sul serio la curiosa proposta.
Attualmente, la cineterapia ha preso campo in maniera molto semplice, sia in omeopatia che in medicine alternative: film comici per i depressi, thriller per gli apatici, commedie rosa per la crisi di coppia e film di avventura estrema per gli ansiosi. Nulla di più logico... oltretutto non c'è necessità che il film sia d'autore o di qualità, ma conta solo la storia e il genere.

Ora, i medici psicoanalisti si chiedono se tutto questo possa avere un valore terapeutico effettivo. Senza nulla togliere alla cinematografia, esiste il rischio di togliere importanza alla psicoanalisi.
Il malumore passeggero non è patologia psichica come la nevrosi o depressione.
mercoledì 30 luglio 2008
Inserito da: Simona, 19.31

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